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Pittura ed esperienze sociali nell'Italia del Quattrocento

Pittura ed esperienze sociali nell'Italia del Quattrocento

di Michael Baxandall 1972 200 pagine
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Punti chiave

1. I dipinti del Quattrocento erano prodotti su misura, frutto di accordi tra committente e pittore.

Le opere pittoriche di qualità nel XV secolo venivano realizzate su commissione, con il cliente che richiedeva un manufatto secondo le proprie specifiche.

Creazione guidata dal committente. A differenza del mercato artistico odierno, dove il pittore crea e poi cerca acquirenti, la pittura italiana del Quattrocento, soprattutto opere importanti come pale d’altare e affreschi, nasceva principalmente da incarichi specifici. I committenti erano protagonisti attivi: avviavano il lavoro, sceglievano l’artista, definivano lo scopo e spesso indicavano dettagli precisi tramite accordi legali. Così il dipinto diventava un «deposito di una relazione sociale».

I contratti definivano i termini. Documenti formali come contratti e memorandum stabilivano gli obblighi di pittore e committente. Questi accordi riguardavano tipicamente:

  • Il soggetto (spesso basato su un disegno)
  • Il piano e l’ammontare dei pagamenti
  • La qualità dei materiali (in particolare pigmenti costosi come l’oltremare)
  • I tempi di consegna e le penali

Oltre la semplice decorazione. Le ragioni che spingevano a commissionare un’opera erano complesse: pietà, orgoglio civico, commemorazione personale, il piacere di spendere bene la ricchezza (specialmente per usurai), e il godimento estetico. Queste forme istituzionali razionalizzavano implicitamente le motivazioni e guidavano il pittore su ciò che era necessario, assicurando che l’immagine servisse al suo scopo principale: essere guardata per stimolare piacere, memoria e profitto.

2. I committenti pagavano sempre più la «mano» del pittore, più che i materiali preziosi.

Mentre i pigmenti preziosi diventano meno importanti, cresce la domanda di abilità pittorica.

Cambiamento nel consumo vistoso. Nel corso del XV secolo si osservò una tendenza nei contratti a ridurre l’enfasi su materiali costosi come l’oro e l’oltremare. Questo rifletteva un mutamento sociale più ampio verso forme di ostentazione più sobrie, visibile anche nella moda, che si orientava verso il nero anziché tessuti dorati. L’opulenza si spostava dal costo dei materiali a quello dell’abilità del pittore.

L’abilità come merce preziosa. Il valore del tempo e della competenza del maestro era molto superiore a quello degli assistenti. I committenti potevano spendere vistosamente chiedendo che una quota maggiore del lavoro fosse eseguita dalla mano stessa del maestro («pel suo pennello»). I contratti cominciarono a includere clausole che specificavano che il maestro dovesse dipingere le figure o miscelare i colori.

Abilità vs valore materiale. La distinzione tra valore del materiale e valore del lavoro qualificato era centrale nel calcolo dei costi di qualsiasi manufatto, pittura inclusa. Questa realtà economica rafforzava il concetto intellettuale, espresso da figure come Alberti, secondo cui rappresentare effetti come l’oro con pittura e abilità era più ammirevole che applicare semplicemente il materiale. Il committente diventava un acquirente esigente di questa costosa e visibile abilità.

3. L’«occhio del periodo» interpretava l’arte attraverso le esperienze visive quotidiane.

Ognuno, infatti, elabora i dati visivi con strumenti diversi.

L’esperienza modella la percezione. La percezione visiva non è uniforme; il cervello interpreta i dati grezzi usando abilità apprese, categorie e abitudini di inferenza sviluppate dall’esperienza. Questo «stile cognitivo» varia da persona a persona e, soprattutto, da cultura a cultura. Un italiano del Quattrocento vedeva le cose in modo diverso da un osservatore moderno o da un cinese contemporaneo.

Applicare le competenze quotidiane all’arte. Guardare i dipinti era un’«istituzione» nel Quattrocento, dove si attendeva che gli spettatori colti facessero discriminazioni sulla qualità tecnica. Le abilità visive usate non erano uniche della pittura, ma derivavano dalla vita quotidiana. La capacità di analizzare forme, giudicare proporzioni o interpretare gesti, affinata da attività come il commercio, la pratica religiosa o l’interazione sociale, influenzava direttamente come si percepiva e apprezzava un dipinto.

Il gusto riflette l’allineamento delle abilità. Il piacere di un dipinto spesso nasceva dalla corrispondenza tra le discriminazioni richieste dall’opera e le competenze visive del fruitore. I dipinti che offrivano occasioni per esercitare abilità apprezzate, come analizzare forme geometriche o interpretare raggruppamenti di figure, erano particolarmente amati. Il pittore rispondeva a questo, condividendo e assecondando le abitudini visive del suo pubblico.

4. Le immagini religiose fungevano da strumenti per istruzione, memoria e devozione.

Sappiate che vi furono tre ragioni per l’istituzione delle immagini nelle chiese. Prima, per l’istruzione dei semplici... Seconda, affinché il mistero... sia più attivo nella nostra memoria... Terza, per suscitare sentimenti di devozione...

Lo scopo delle immagini in chiesa. Secondo la teoria ecclesiastica, le immagini nelle chiese avevano funzioni precise:

  • Istruzione: Insegnare ai non alfabetizzati le storie bibliche e le vite dei santi, fungendo da «libri».
  • Memoria: Aiutare gli spettatori a ricordare eventi e figure religiose chiave attraverso la rappresentazione visiva.
  • Devozione: Suscitare sentimenti di pietà più efficacemente attraverso la vista che attraverso l’udito.

Qualità per la funzione religiosa. I pittori dovevano creare immagini lucide (chiare per i semplici), vividamente memorabili (accattivanti per i dimentichi) ed emotivamente coinvolgenti (sfruttando il potere della vista). Pur esistendo abusi come idolatria o contenuti apocrifi e frivoli, l’aspettativa centrale era che le immagini servissero efficacemente questi tre scopi.

Predicatori e pittori come partner. I predicatori spesso discutevano le stesse storie rappresentate dai pittori, fornendo categorizzazioni emotive e dettagli fisici legati ai misteri. I sermoni addestravano le congregazioni a interpretare queste narrazioni, preparando il pubblico a interagire con le rappresentazioni visive. Predicatore e pittore agivano come «ripetitori» reciproci delle storie sacre.

5. I pittori completavano le meditazioni visive personali del pubblico.

La mente del pubblico non era una tavoletta vuota su cui le rappresentazioni pittoriche di una storia o persona potessero imporsi; era un’istituzione attiva di visualizzazione interiore con cui ogni pittore doveva confrontarsi.

Pratica della visualizzazione interiore. I fedeli erano spesso visualizzatori amatoriali di storie sacre, praticando esercizi spirituali che consistevano nell’immaginare vividamente scene della vita di Cristo e Maria, talvolta ambientandole in luoghi familiari e popolandole con persone conosciute. Manuali come il Giardino de Oration guidavano questa attività immaginativa personale e dettagliata.

Ruolo del pittore: struttura e concretezza. I pittori non potevano competere con il dettaglio specifico e personale di queste visualizzazioni private. Offrivano invece qualcosa di complementare: figure e luoghi generalizzati, non particolarizzati, ma comunque estremamente concreti e disposti in schemi di forte suggestione narrativa. Queste qualità — concretezza e struttura — erano difficili da ottenere nelle immagini mentali, ma venivano potentemente trasmesse dal dipinto fisico.

Un’esperienza cooperativa. L’esperienza di un dipinto nel Quattrocento era dunque un’interazione tra l’opera materiale e le visualizzazioni interiori preesistenti dello spettatore. Il dipinto forniva una base solida e strutturata su cui l’osservatore poteva sovrapporre i propri dettagli personali. Questa dinamica cooperativa spiega perché pittori popolari in ambienti pii, come il Perugino, spesso rappresentassero tipi generali piuttosto che figure altamente individualizzate.

6. Il movimento e il gesto delle figure costituivano un linguaggio narrativo chiave.

Potremmo perdere molto se non condividessimo il senso di stretta relazione tra movimento del corpo e movimento dell’anima e della mente di queste persone.

Il corpo riflette l’anima. La cultura rinascimentale credeva profondamente in un legame stretto tra movimento fisico e stati interiori di mente o anima. Questo si rifletteva in trattati di pittura e danza, e nei giudizi quotidiani sul carattere delle persone basati sul portamento e le azioni. I pittori usavano questa comprensione per trasmettere narrazione ed emozione attraverso pose e gesti delle figure.

Il gesto come linguaggio codificato. Il gesto era una forma particolarmente convenzionalizzata di espressione fisica. Mentre i gesti laici cambiavano con la moda, quelli pii erano più stabili e talvolta codificati, ad esempio nel linguaggio dei Benedettini o nei manuali per predicatori. Queste fonti offrono indizi per interpretare i gesti nei dipinti, come:

  • Mano sul petto per dolore o meditazione
  • Mani alzate per gioia o devozione
  • Mano tesa con dita leggermente aperte per invito

Oltre le azioni semplici. I pittori lavoravano con sfumature, usando raggruppamenti e atteggiamenti sottili per suggerire relazioni intellettuali o emotive complesse (ostilità, amore, comunicazione) piuttosto che rappresentare solo azioni evidenti come lotte o abbracci. Questa modalità attenuata di relazione fisica si basava su una comprensione vernacolare del raggruppamento espressivo, vista in media più umili come le xilografie, ma raffinata in un’arte pittorica sofisticata.

7. Le competenze commerciali (misurazione, proporzione) influenzavano l’analisi visiva della forma.

Le abilità che Piero o qualsiasi pittore usava per analizzare le forme dipinte erano le stesse che Piero o qualsiasi commerciante usava per misurare quantità.

La matematica del mercato. La matematica commerciale, in particolare la misurazione volumetrica e la Regola del Tre, era parte centrale dell’educazione borghese nel XV secolo in Italia. I mercanti erano abili nel ridurre oggetti complessi e irregolari (botti, balle, mucchi di grano) a combinazioni di forme geometriche semplici per il calcolo.

Abitudini analitiche condivise. Questa abitudine all’analisi geometrica era direttamente rilevante per come i pittori analizzavano e rappresentavano le forme. Pittori come Piero della Francesca, che scrisse un manuale matematico per mercanti, condividevano queste competenze. Analizzavano figure e oggetti come composti da cilindri, coni e cubi, e il loro pubblico era attrezzato per riconoscere questa struttura sottostante.

Proporzione e armonia. La Regola del Tre, usata per problemi commerciali come cambio di valuta e divisione di profitti, era un metodo per comprendere rapporti e proporzioni geometriche. Questa abilità si collegava direttamente allo studio della proporzione armonica, usata in musica, architettura e talvolta pittura. La sequenza 6:8:9:12, fondamentale nella scala armonica pitagorica, era anche un problema standard della Regola del Tre, rendendo le relazioni armoniche accessibili all’occhio educato commercialmente.

8. I pittori affermavano la loro abilità vistosamente, spesso con virtuosismi giocosi.

Era per l’abilità vistosa che il suo committente lo pagava.

L’abilità come forma di ostentazione. Con lo spostamento della domanda da materiali costosi a abilità costose, i pittori erano incoraggiati a rendere la loro abilità visibile e percepibile allo spettatore. Ciò portò a un’attenzione a tecniche che mettevano in mostra la virtuosità dell’artista.

Applicazione giocosa delle competenze. I pittori spesso affermavano la loro abilità in modo giocoso, usando tecniche derivate dalla vita quotidiana in modi inaspettati o esagerati. Per esempio, il trattamento del cappello di Niccolò da Tolentino da parte di Uccello nella Battaglia di San Romano può essere visto come una «battuta geometrica seriale», che richiede allo spettatore di applicare le proprie competenze di misurazione a una forma apparentemente semplice. L’uso da parte di Piero della Francesca di un padiglione, oggetto comune negli esercizi di misurazione, invitava il pubblico a impegnarsi nelle proprie abilità matematico-commerciali.

Premiare lo sforzo dello spettatore. Queste dimostrazioni di abilità non erano solo per il pittore; richiedevano e premiavano lo sforzo visivo e intellettuale dello spettatore. Riconoscere l’analisi geometrica in una figura o le relazioni proporzionali in una composizione dava una soddisfazione di comprensione e padronanza, rendendo il dipinto più coinvolgente e apprezzato.

9. I critici usavano termini da bottega e metafore sociali per descrivere lo stile.

Come Plinio, usava metafore, sia di sua invenzione sia della sua cultura, riferendo aspetti dello stile pittorico del suo tempo allo stile sociale o letterario... Come Plinio, usava anche termini della bottega degli artisti...

L’approccio critico di Landino. Cristoforo Landino, umanista e retore, offrì un esempio chiave di critica d’arte del Quattrocento accessibile a un pubblico colto generale. Descriveva gli stili dei pittori usando un linguaggio misto:

  • Termini da bottega: Concetti tecnici familiari nello studio del pittore (es. rilievo, prospettiva, disegno).
  • Metafore sociali e letterarie: Parole prese da altri ambiti culturali (es. puro, grazioso, pronto, vezzoso, devoto).

Collegare arte e vita. Questo doppio approccio permetteva a Landino di connettere qualità pittoriche a valori e esperienze culturali più ampie. Termini come «aria virile» (Botticelli) o «aria dolce» (Filippino Lippi) legavano lo stile artistico a caratterizzazioni sociali. «Puro» (Masaccio) derivava dalla critica letteraria dello stile sobrio, mentre «devoto» (Fra Angelico) si rifaceva alla classificazione degli stili predicatori.

Un vocabolario strutturato. L’analisi di Landino su pittori come Masaccio, Filippo Lippi, Castagno e Fra Angelico forniva un quadro concettuale di base per discutere la qualità pittorica. I suoi termini, spesso opposti, alleati o sovrapposti, riflettevano i modi specifici in cui l’«occhio del periodo» del Quattrocento era attrezzato per percepire e articolare le differenze tra artisti e opere.

10. «Rilievo» e «disegno» erano concetti fondamentali per percepire la forma.

Le basi dell’arte della pittura e il punto di partenza per tutte queste opere manuali sono il disegno e il colorire.

Due pilastri della pittura. Secondo i manuali contemporanei come quello di Cennino Cennini, l’arte della pittura si fondava su due concetti fondamentali:

  • Disegno: Associato alla linea, al contorno e alla rappresentazione dei bordi, spesso ottenuto con matita o stilo. Castagno era lodato come grande disegnatore.
  • Colorire: Associato all’applicazione del pigmento, alle tonalità e alla rappresentazione delle superfici e del modo in cui ricevono la luce. Filippo Lippi era noto per il suo colorire.

Linea vs tono. Questo creava una dicotomia tra approcci lineari e tonali alla rappresentazione della forma. Il disegno enfatizzava il contorno e la struttura, mentre il colorire si concentrava sul modellare la forma attraverso luci e ombre (rilievo). Pur correlati, erano considerati abilità distinte, e i pittori potevano eccellere più in una che nell’altra.

Rilievo: l’apparenza della profondità. Il rilievo era la qualità delle forme di apparire tridimensionali, ottenuta con l’abile manipolazione di toni chiari e scuri. Masaccio era considerato il maestro del rilievo, capace di rendere le figure solide e in rilievo. Questa tecnica era direttamente legata al colorire, poiché implicava l’applicazione di pigmenti per modellare le superfici secondo una fonte luminosa coerente.

11. «Varietà» e «composizione» strutturavano l’ordine delle figure.

Vorrei che questa abbondanza fosse ornata da una certa varietà.

Oltre la mera quantità. Pur apprezzando la copiosità (un gran numero di figure e oggetti), il vero valore risiedeva nella varietà, una diversità e contrasto degli elementi. Alberti sottolineava la varietà nei colori e, soprattutto, negli atteggiamenti e movimenti delle figure, assicurando che ogni figura avesse una posa e un carattere distinti.

Composizione come principio organizzatore. La composizione era l’armonizzazione sistematica di tutti gli elementi in un quadro verso un effetto desiderato. Presa in prestito dalla critica letteraria umanistica, questa nozione forniva un quadro per analizzare la struttura di un dipinto, dall’ordine dei corpi all’articolazione di arti e superfici.

Varietà e composizione insieme. Landino lodava artisti come Filippo Lippi e Donatello per la loro capacità di coniugare abbondanza e varietà in composizioni armoniose, creando opere ricche ma equilibrate, capaci di coinvolgere lo spettatore con dinamismo e chiarezza.

[Nota: il testo originale si interrompeva qui.]

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Sintesi delle recensioni

3.95 su 5
Media di 3.000+ valutazioni da Goodreads e Amazon.

Pittura ed esperienza nell’Italia del Quattrocento è ampiamente riconosciuto come un’analisi profonda e illuminante dell’arte rinascimentale nel suo contesto sociale. I lettori apprezzano l’approfondimento di Baxandall su come fattori economici, religiosi e culturali abbiano influenzato la produzione artistica e la sua ricezione. Concetti come l’“occhio del periodo” risultano particolarmente rivelatori per comprendere le prospettive storiche sull’arte. Sebbene alcune sezioni possano apparire aride o troppo accademiche, la maggior parte delle recensioni lo considera una lettura imprescindibile per chiunque sia interessato alla storia dell’arte rinascimentale. Il volume viene inoltre lodato per l’uso accurato di fonti primarie e per la chiarezza con cui espone idee complesse.

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FAQ

1. What is "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy" by Michael Baxandall about?

  • Social history of art: The book explores how the style of fifteenth-century Italian painting is deeply connected to the social, economic, and cultural context of the time.
  • Painter-client relationship: Baxandall examines the bespoke nature of art commissions, focusing on the interactions between painters and their clients, and how these shaped the resulting artworks.
  • Visual skills and habits: The book argues that the visual skills developed in daily life—through activities like preaching, dancing, and commerce—became integral to the painter’s style.
  • Interdisciplinary approach: It bridges art history and social history, showing how each discipline can inform and enrich the other.

2. Why should I read "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy" by Michael Baxandall?

  • Unique perspective: The book offers a groundbreaking approach to understanding Renaissance art, focusing on the social context rather than just the artworks themselves.
  • Insight into patronage: It provides a detailed look at how art commissions worked, revealing the motivations and expectations of both patrons and artists.
  • Understanding visual culture: Readers gain an appreciation for how everyday skills and experiences influenced the way people saw and valued paintings.
  • Influential methodology: Baxandall’s method has become foundational in art history, making the book essential reading for anyone interested in the field.

3. What are the key takeaways from "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy"?

  • Art as social product: Paintings are not just aesthetic objects but deposits of social relationships and economic transactions.
  • Shift from material to skill: Over the fifteenth century, the emphasis in art commissions moved from expensive materials (like gold and ultramarine) to the display of artistic skill.
  • Cognitive style matters: The way people saw and interpreted paintings was shaped by their cultural and practical experiences, such as business mathematics and religious practices.
  • Interconnected histories: Social history and art history are deeply intertwined, each offering insights into the other.

4. How does Michael Baxandall define the relationship between painters and clients in fifteenth-century Italy?

  • Bespoke commissions: Most significant paintings were made to order, with clients specifying details and often entering into legal contracts with artists.
  • Active client role: Clients were not passive; they influenced subject matter, materials, and even the execution of the work.
  • Economic considerations: Payment structures, such as paying by the square foot or for specific materials, directly affected the style and content of paintings.
  • Social motivations: Clients commissioned art for reasons including piety, civic pride, personal commemoration, and the pleasure of spending money well.

5. What is the significance of contracts and payment methods in shaping pictorial style, according to Baxandall?

  • Material vs. skill: Early in the century, contracts emphasized costly materials like gold and ultramarine; later, they focused more on the artist’s skill and personal handiwork.
  • Quality control: Contracts often specified the grade of pigments and the proportion of work to be done by the master versus assistants.
  • Economic display: The conspicuous consumption of skill replaced the conspicuous consumption of materials as a marker of status.
  • Changing values: These shifts reflect broader social changes, such as evolving attitudes toward display, wealth, and artistic individuality.

6. How does "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy" explain the concept of "cognitive style"?

  • Culturally shaped perception: Cognitive style refers to the culturally specific ways people interpret visual information, influenced by their experiences and skills.
  • Practical skills transfer: Skills learned in daily life—like gauging barrels, understanding proportion, or following sermons—affected how people saw and valued paintings.
  • Shared visual habits: The painter and his public shared a set of visual expectations and interpretive habits, which shaped both the making and viewing of art.
  • Taste and discrimination: Enjoyment of art depended on the match between the discriminations demanded by a painting and the skills possessed by the viewer.

7. What role did religious practice and preaching play in shaping the visual culture of fifteenth-century Italy?

  • Religious function of art: Most paintings were religious and intended to aid instruction, memory, and devotion.
  • Preaching as training: Sermons taught people to visualize biblical stories and saints, providing categories and emotional cues that influenced both artists and viewers.
  • Interior visualization: The public was accustomed to mentally picturing religious narratives, which shaped their expectations of painted representations.
  • Mutual influence: Preachers and painters reinforced each other’s messages, creating a shared emotional and narrative vocabulary.

8. How did commercial mathematics and business practices influence the way people saw and made paintings, according to Baxandall?

  • Mathematical education: Many patrons and artists were trained in practical mathematics, especially the Rule of Three and geometric proportion, for business purposes.
  • Visual analysis: This training led to a habit of analyzing forms as combinations of regular geometric bodies, which influenced both the creation and appreciation of art.
  • Proportion and perspective: Skills in gauging, measuring, and proportion were directly relevant to the development of perspective and compositional harmony in painting.
  • Cultural disposition: The prevalence of these skills created a public particularly sensitive to certain visual qualities, such as clarity of structure and proportional relationships.

9. What are some of the key concepts and terms Baxandall uses to analyze pictorial style in "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy"?

  • Rilievo (relief): The illusion of three-dimensionality achieved through light and shadow.
  • Ornato (ornateness): The richness and variety in a painting, including decorative elements and lively attitudes.
  • Varietà (variety): Diversity in figures, poses, and colors, as opposed to mere quantity.
  • Facilità (ease): The appearance of effortless execution, valued as a sign of mastery.
  • Disegno (design): The importance of drawing and linear structure in defining forms.

10. How does Baxandall use the idea of "the period eye" in his analysis?

  • Cultural conditioning: The "period eye" refers to the specific visual skills and interpretive habits developed by people in a particular time and place.
  • Not universal: Baxandall argues that modern viewers may miss or misinterpret aspects of Renaissance art because they lack the same cognitive equipment.
  • Examples from daily life: He illustrates how skills from business, religion, and social life shaped the way people saw paintings.
  • Implications for art history: Understanding the "period eye" is essential for accurately interpreting historical artworks.

11. What is the importance of social history for understanding art, according to "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy"?

  • Art as social document: Paintings are records of social relationships, practices, and values, not just aesthetic objects.
  • Mutual illumination: Social history and art history inform each other, offering insights that neither could provide alone.
  • Beyond iconography: Baxandall moves beyond simply identifying subjects or symbols, focusing on how social context shapes style and meaning.
  • Historical imagination: Engaging with the social context of art enriches our understanding of both the artworks and the societies that produced them.

12. What are some of the best quotes from "Painting and Experience in Fifteenth-Century Italy" by Michael Baxandall, and what do they mean?

  • "A fifteenth-century painting is the deposit of a social relationship." This highlights the idea that art is shaped by the interactions between artists and patrons, not created in isolation.
  • "Money is very important in the history of art." Baxandall emphasizes the concrete impact of economic factors—how and what clients paid for—on the appearance of paintings.
  • "An old picture is the record of visual activity." This suggests that paintings capture not just images, but the ways of seeing and thinking of their time.
  • "The Eye is called the first of all the gates / Through which the Intellect may learn and taste." Quoting Feo Belcari, Baxandall underscores the primacy of vision in both art and knowledge during the Renaissance.

Sull'autore

Michael Baxandall è stato uno storico dell’arte di grande rilievo, celebre per aver elaborato il concetto di "period eye", ovvero l’idea che la percezione artistica sia profondamente influenzata da fattori sociali e culturali specifici di ogni epoca storica. Ha svolto il ruolo di curatore presso il Victoria and Albert Museum di Londra e ha insegnato in istituzioni prestigiose come il Warburg Institute e l’Università della California. L’approccio di Baxandall alla storia dell’arte si è distinto per l’attenzione a comprendere le opere nel loro contesto sociale e culturale originario, evitando di interpretarle con una prospettiva moderna. Il suo contributo ha avuto un impatto significativo nel campo della storia dell’arte, in particolare nello studio dell’arte rinascimentale e nel rapporto tra arte e società.

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