Punti chiave
1. Il capitalismo è l’unico gioco in città
Questo slogan coglie esattamente ciò che intendo con ‘realismo capitalista’: la diffusa sensazione che non solo il capitalismo sia l’unico sistema politico ed economico possibile, ma anche che ormai sia impossibile persino immaginare un’alternativa coerente.
Nessuna alternativa. Il realismo capitalista è la convinzione pervasiva che il capitalismo sia l’unico sistema politico ed economico praticabile, rendendo difficile persino concepire alternative. Non si tratta solo di accettare il capitalismo; è l’incapacità di immaginare altro. Questo senso di inevitabilità è una forza potente che plasma il nostro pensiero e le nostre azioni.
Egemone culturale. Questa convinzione non viene imposta con la forza, ma è profondamente radicata nella nostra cultura, plasmando i nostri desideri, le nostre aspirazioni e persino i nostri sogni. È un sistema che si è naturalizzato a tal punto da diventare quasi invisibile, come l’aria che respiriamo. Questo rende estremamente difficile sfidarlo o resistergli.
Oltre l’ideologia. Il realismo capitalista opera al di là dei tradizionali argomenti ideologici. Non richiede una fede attiva o un sostegno; semplicemente esiste come impostazione predefinita. Questo lo rende più insidioso e difficile da combattere rispetto alle forme esplicite di propaganda.
2. Visioni distopiche che riflettono la nostra realtà
Il mondo che proietta sembra più un’esacerbazione o un’estrapolazione del nostro che un’alternativa a esso.
La distopia come specchio. Film e romanzi distopici, un tempo esercizi di immaginazione alternativa, oggi spesso riflettono la nostra realtà attuale. Invece di presentare un futuro radicalmente diverso, mostrano una versione intensificata del presente, dove autoritarismo e capitalismo convivono.
Normalizzazione della crisi. La “guerra al terrore” ha normalizzato la crisi, facendo sembrare le misure d’emergenza permanenti. Questo crea una situazione in cui la sospensione delle norme democratiche diventa accettata, confondendo i confini tra libertà e controllo.
Erosione dello spazio pubblico. La distruzione dello spazio pubblico, celebrata dai neoliberali, conduce a una riduzione dello Stato alle sue funzioni militari e di polizia. Ne deriva un mondo in cui campi di internamento e bar di caffè a catena possono coesistere, mettendo in luce le contraddizioni del realismo capitalista.
3. La fine del nuovo e la sterilità culturale
Potrebbe darsi che non ci siano più rotture, nessuno “shock del nuovo” in arrivo?
Ritualità e ripetizione. Cresce il sospetto che il futuro riservi solo reiterazioni e ripermutazioni, senza veri “shock del nuovo”. Questo conduce a un’oscillazione bipolare tra la speranza di qualcosa di nuovo e la cupa convinzione che nulla di nuovo possa mai accadere.
Museificazione della cultura. La cultura si trasforma sempre più in pezzi da museo, con oggetti strappati dai loro contesti di vita e assemblati come reperti. Questo processo priva gli oggetti culturali del loro potere, poiché non vengono più visti con occhi nuovi né nel loro contesto originario.
Il consumo della storia da parte del capitalismo. Il capitalismo assorbe e consuma tutta la storia precedente, attribuendo un valore monetario a ogni oggetto culturale. Questo processo trasforma pratiche e rituali in oggetti estetici, ironizzando sulle credenze delle culture passate.
4. L’ironia anti-capitalista del capitalismo
Lontano dal minare il realismo capitalista, questo anti-capitalismo gestuale lo rafforza in realtà.
Anti-capitalismo aziendale. Il capitalismo spesso incorpora sentimenti anti-capitalisti nei suoi prodotti, come i film di Hollywood con “corporazioni malvagie”. Questo anti-capitalismo gestuale rafforza il realismo capitalista eseguendo per noi il nostro dissenso, permettendoci di continuare a consumare impunemente.
Interpassività. Fenomeno per cui i prodotti culturali compiono il nostro anti-capitalismo al posto nostro, consentendoci di partecipare allo scambio capitalistico senza sensi di colpa. È una forma di disconoscimento, in cui crediamo che il capitalismo sia male ma continuiamo ad agire come se non lo fosse.
Sovrastima della fede. L’ideologia capitalista sovrastima la fede soggettiva interiore a scapito delle credenze che manifestiamo nel comportamento. Finché nel profondo crediamo che il capitalismo sia male, siamo liberi di continuare a parteciparvi. Questa struttura di disconoscimento è essenziale al funzionamento del capitalismo.
5. Il Reale contro la realtà: crepe nel sistema
Il realismo capitalista può essere minacciato solo se si dimostra in qualche modo incoerente o insostenibile; se, cioè, il suo presunto “realismo” si rivela non esserlo affatto.
Oltre l’ordine naturale. La politica emancipatoria deve sempre distruggere l’apparenza di un “ordine naturale”, rivelando ciò che viene presentato come necessario e inevitabile come mera contingenza. Ciò che oggi chiamiamo realistico un tempo era “impossibile”, e viceversa.
Il Reale come irrapresentabile. Il Reale è ciò che ogni “realtà” deve sopprimere, una X irrapresentabile che può essere intravista solo nelle fratture e nelle incoerenze della realtà apparente. La catastrofe ambientale è uno di questi Reali, un vuoto traumatico che il capitalismo fatica ad assimilare.
Salute mentale e burocrazia. Salute mentale e burocrazia sono due aporie del realismo capitalista non ancora pienamente politicizzate. Il crescente problema dello stress e la proliferazione burocratica suggeriscono che il capitalismo è intrinsecamente disfunzionale, e che il costo del suo apparire funzionante è molto alto.
6. Impotenza riflessiva ed edonismo depressivo
Sanno che le cose vanno male, ma ancor di più sanno di non poterci fare nulla.
Disimpegno politico. Gli studenti britannici di oggi sembrano disimpegnati politicamente, non per apatia o cinismo, ma per un senso di impotenza riflessiva. Sanno che le cose vanno male, ma sanno anche di non poterci fare nulla. Questa consapevolezza è una profezia che si autoavvera.
Edonismo depressivo. Molti giovani vivono un edonismo depressivo, un’incapacità di fare altro se non inseguire il piacere. È la conseguenza della loro posizione strutturale ambigua, bloccati tra istituzioni disciplinari e il loro nuovo status di consumatori.
Società del controllo. Le società del controllo operano tramite un rinvio indefinito, dove la sorveglianza esterna è sostituita dal controllo interno. Ciò significa che il controllo funziona solo se si è complici, generando una sorta di “dipendente dal controllo” che è assuefatto al controllo stesso.
7. Post-fordismo: flessibilità e precarietà
Dove un tempo i lavoratori potevano acquisire un unico set di competenze e aspettarsi di salire in una gerarchia rigida, ora sono costretti a riqualificarsi periodicamente passando da istituzione a istituzione, da ruolo a ruolo.
Nessun lungo termine. Il post-fordismo si caratterizza per l’assenza di “lungo termine”, con lavoratori costretti a riqualificarsi periodicamente cambiando lavoro. Questa enfasi sulla flessibilità impone uno stress insopportabile alla vita familiare, poiché valori come obbligo e impegno sono considerati obsoleti.
Cibernetizzazione del lavoro. Lavoro e vita diventano inseparabili, con il capitale che ti segue persino nei sogni. Il tempo cessa di essere lineare, diventando caotico e frammentato in divisioni puntiformi. Per funzionare efficacemente, i lavoratori devono sviluppare la capacità di rispondere all’imprevisto e vivere in condizioni di totale instabilità.
Disturbo bipolare. Il conflitto psicologico che infuria negli individui non può non avere vittime. Esiste un legame tra l’aumento del disturbo bipolare e il post-fordismo, poiché il capitalismo stesso è fondamentalmente bipolare, oscillando tra mania esaltata e depressione.
8. Stalinismo di mercato e anti-produzione burocratica
Ciò che il capitalismo maturo ripete dallo stalinismo è proprio questa valorizzazione dei simboli del successo rispetto al successo reale.
Proliferazione burocratica. Nonostante la retorica neoliberale sulla fine del controllo dall’alto, la burocrazia si è intensificata, con nuove forme di amministrazione e regolamentazione che proliferano. È la conseguenza della resistenza intrinseca di certi processi e servizi alla mercificazione.
Stalinismo di mercato. Il capitalismo maturo valorizza i simboli del successo più del successo effettivo, con il lavoro orientato alla generazione e alla manipolazione di rappresentazioni piuttosto che agli obiettivi ufficiali. È un sistema in cui tutto ciò che è solido si scioglie nella pubblicità.
Il Grande Altro. Il Grande Altro è la finzione collettiva presupposta da ogni campo sociale. Non sa tutto, e la sua ignoranza costitutiva permette il funzionamento delle pubbliche relazioni. Il Grande Altro è il consumatore di PR e propaganda, la figura virtuale necessaria per credere anche quando nessun individuo può farlo.
9. Il centro mancante e l’impersonalità aziendale
Il genio supremo di Kafka è stato esplorare l’ateologia negativa propria del Capitale: il centro manca, ma non possiamo smettere di cercarlo o di posizionarlo.
Assenza di centro nel capitalismo. L’esperienza più vicina che molti di noi hanno della mancanza di centro nel capitalismo è l’incontro con un call center. Questa esperienza distilla la fenomenologia politica del capitalismo maturo: noia, frustrazione e rabbia impotente.
Burocrazia kafkiana. L’esplorazione kafkiana della burocrazia non si limita al totalitarismo; è altamente rilevante anche per la burocrazia decentralizzata e stalinista di mercato del capitalismo maturo. Il centro manca, ma non possiamo smettere di cercarlo o di posizionarlo.
Impessoalità aziendale. Il problema è che il modello di responsabilità individuale assunto dalla maggior parte delle etiche ha poco effetto sul comportamento del Capitale o delle corporation. Le cause delle eco-catastrofi e di altre crisi globali sono strutture impersonali, non attori individuali.
10. Paternalismo senza padre: soluzioni spinoziste
Una supertata marxista ovviamente si allontanerebbe dal risolvere i problemi delle singole famiglie per guardare alle cause strutturali che producono lo stesso effetto ripetuto.
Fallimento del Padre. Il capitalismo maturo è segnato da un fallimento della funzione paterna, con genitori che spesso non riescono a fornire la guida e la struttura necessarie ai figli. Ciò è dovuto all’aumento della necessità che entrambi i genitori lavorino e all’enfasi culturale sul godimento.
Etica spinozista. Il rifiuto spinozista della deontologia a favore di un’etica basata sul concetto di salute è rilevante per l’ingegneria affettiva amorale del capitalismo maturo. La libertà, mostra Spinoza, si raggiunge solo quando possiamo comprendere le cause reali delle nostre azioni.
Oltre l’edonismo. Sebbene il capitalismo maturo articoli molte delle sue imposizioni appellandosi alla salute, spesso promuove un modello riduttivo edonistico che privilegia “sentirsi e apparire bene” rispetto alla salute mentale e allo sviluppo intellettuale. Un vero paternalismo senza padre dovrebbe andare oltre questa visione limitata.
Sintesi delle recensioni
Capitalist Realism ha ricevuto recensioni contrastanti, con molti che ne lodano l’analisi concisa ma stimolante sull’influenza pervasiva del capitalismo tardivo. I lettori apprezzano i riferimenti culturali di Fisher e le sue riflessioni su temi come la salute mentale e la burocrazia. Alcuni trovano lo stile denso e ricco di gergo, mentre altri lo considerano accessibile. I critici sottolineano alcuni aspetti datati del libro e la mancanza di soluzioni concrete. Nel complesso, è ritenuto un’opera importante per comprendere la società capitalista contemporanea, anche se il suo tono pessimista e le occasionali generalizzazioni suscitano dibattito.
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FAQ
What's "Capitalist Realism: Is There No Alternative?" about?
- Exploration of Capitalist Realism: The book examines the pervasive sense that capitalism is the only viable political and economic system, making it difficult to imagine alternatives.
- Cultural and Political Analysis: Mark Fisher critiques how capitalist realism affects culture, politics, and individual psychology, leading to a sense of inevitability and resignation.
- Impact on Society: It discusses how capitalist realism shapes public services, education, and mental health, often leading to bureaucratic inefficiencies and widespread discontent.
- Philosophical Underpinnings: The book draws on thinkers like Fredric Jameson, Slavoj Žižek, and Gilles Deleuze to explore the philosophical dimensions of capitalist realism.
Why should I read "Capitalist Realism: Is There No Alternative?" by Mark Fisher?
- Critical Insight: The book provides a deep critique of contemporary capitalism, offering insights into why it feels so inescapable.
- Cultural Relevance: It connects economic theories with cultural phenomena, making it relevant for understanding today's media and societal trends.
- Philosophical Depth: Fisher's work is grounded in philosophical thought, making it a rich text for those interested in critical theory.
- Practical Implications: The book discusses real-world implications, such as the impact on mental health and education, making it applicable to everyday life.
What are the key takeaways of "Capitalist Realism: Is There No Alternative?"?
- Inescapability of Capitalism: Capitalism is seen as the only viable system, making alternatives hard to imagine.
- Cultural and Psychological Effects: The book explores how capitalist realism affects culture and individual psychology, leading to widespread discontent.
- Critique of Neoliberalism: Fisher critiques neoliberal policies and their impact on public services and individual well-being.
- Call for Alternatives: The book encourages the exploration of new political and economic models to challenge capitalist realism.
How does Mark Fisher define "capitalist realism"?
- Widespread Sense of Inevitability: Capitalist realism is the belief that capitalism is the only viable system, making alternatives seem impossible.
- Cultural and Economic Dominance: It describes how capitalism permeates all aspects of life, from culture to politics and individual psychology.
- Philosophical Underpinnings: Fisher draws on thinkers like Jameson and Žižek to explore the philosophical dimensions of capitalist realism.
- Impact on Imagination: The concept suggests that capitalist realism stifles the imagination, making it difficult to envision different ways of living.
What are the best quotes from "Capitalist Realism: Is There No Alternative?" and what do they mean?
- "It’s easier to imagine the end of the world than the end of capitalism." This quote highlights the pervasive sense of inevitability surrounding capitalism.
- "Capitalism seamlessly occupies the horizons of the thinkable." It suggests that capitalism limits our ability to imagine alternatives.
- "The long, dark night of the end of history has to be grasped as an enormous opportunity." Fisher encourages readers to see the current state as a chance to explore new possibilities.
- "The tiniest event can tear a hole in the grey curtain of reaction." This quote emphasizes the potential for small actions to challenge the status quo.
How does "Capitalist Realism" relate to mental health?
- Link to Depression: Fisher argues that capitalist realism contributes to rising rates of depression and mental distress.
- Privatization of Stress: The book discusses how stress is treated as an individual problem rather than a systemic issue.
- Critique of Neoliberal Policies: Fisher critiques neoliberal policies for exacerbating mental health issues by promoting individualism and competition.
- Call for Politicization: The book suggests that mental health issues should be politicized to challenge capitalist realism.
What role does bureaucracy play in "Capitalist Realism"?
- Market Stalinism: Fisher describes the proliferation of bureaucracy under neoliberalism as "market Stalinism," where symbols of achievement are valued over actual achievement.
- Impact on Public Services: Bureaucracy in education and healthcare is critiqued for prioritizing targets and audits over genuine improvement.
- Surveillance and Control: The book discusses how bureaucracy serves as a tool for surveillance and control in capitalist societies.
- Resistance to Marketization: Fisher argues that certain processes resist marketization, leading to increased bureaucracy.
How does Mark Fisher critique neoliberalism in "Capitalist Realism"?
- Discrediting Neoliberalism: Fisher argues that neoliberalism has been discredited but continues to dominate political economy as an inertial default.
- Impact on Public Services: Neoliberal policies are critiqued for their negative impact on education, healthcare, and mental health.
- Cultural and Economic Effects: The book explores how neoliberalism shapes culture and individual psychology, leading to widespread discontent.
- Call for Alternatives: Fisher encourages the exploration of new political and economic models to challenge neoliberalism.
What is the significance of the "big Other" in "Capitalist Realism"?
- Symbolic Structure: The "big Other" is a symbolic structure presupposed by any social field, representing collective fictions.
- Role in Capitalism: Fisher uses the concept to explain how capitalist realism functions, with PR and propaganda maintaining the illusion of coherence.
- Crisis of Symbolic Efficiency: The decline in belief in the "big Other" is linked to the crisis of symbolic efficiency in postmodernism.
- Public Relations and Perception: The "big Other" is the consumer of PR, allowing capitalism to function despite widespread awareness of its shortcomings.
How does "Capitalist Realism" address the concept of the "Nanny State"?
- Critique of Anti-Statism: Fisher critiques the neoliberal and neoconservative hostility towards the "Nanny State" while highlighting the contradictions in their reliance on state functions.
- Blame and Responsibility: The book discusses how the state is often blamed for failures that are systemic, deflecting attention from corporate irresponsibility.
- Centerlessness of Capitalism: Fisher argues that the centerlessness of global capitalism is unthinkable, leading to scapegoating of the state.
- Call for Collective Management: The book suggests that collective management is necessary to address systemic issues like environmental catastrophe.
What does Mark Fisher propose as alternatives to capitalist realism?
- New Political Subject: Fisher calls for the emergence of a new political subject capable of challenging capitalist realism.
- Worker Autonomy: The book advocates for worker autonomy and a rejection of excessive auditing and managerialism.
- Collective Management: Fisher suggests that collective management is necessary to address systemic issues like environmental catastrophe.
- Revitalized Left: The book encourages a revitalized left to confidently occupy new political terrain and explore alternatives to capitalism.
How does "Capitalist Realism" relate to cultural production and media?
- Impact on Culture: Fisher argues that capitalist realism stifles cultural innovation, leading to a culture of conformity and repetition.
- Role of Media: The book critiques media for failing to challenge audiences and for promoting a culture of solipsism and interpassivity.
- Public Service Broadcasting: Fisher highlights the importance of public service broadcasting in providing complex and intellectually demanding content.
- Call for Cultural Risk: The book encourages media professionals to take risks and offer audiences something different from what already satisfies them.